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Nasci solo e muori solo e nella parentesi la solitudine è talmente grande che devi condividere la vita. (Erich Fromm)
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venerdì 9 marzo 2012

Una bella storia d'amore

Le foto dei passerotti sono state scattate in Ucraina, dove il passerotto cerca disperatamente di salvare la vita alla sua compagna…
Milioni di persone si sono emozionate nel vedere queste magnifiche foto in tutto il mondo…
Il fotografo ha ceduto i diritti di queste foto per una modica cifra ad un famoso quotidiano francese, e il giorno della loro pubblicazione si vendettero tutte le copie del giornale messe in circolazione.
Lei é gravemente ferita…

Lui le porta il cibo e si occupa di lei…

La volta successiva in cui lui torna con il cibo, si rende conto che lei é giá morta…

Cerca di muoverla, spera in una reazione, ma é tutto inutile…

Lui non lo accetta, si ferma accanto a lei e grida con tutta la sua forza per farla svegliare…

Finalmente, resosi conto che non ci puó essere una reazione, si ferma accanto a lei a gridare la sua disperazione…

“l’amore é una cosa talmente grande che anche le creature piú piccole intendono il suo significato”

fonte

sabato 18 febbraio 2012

Un anziano Apache insegnava

lupi

Un anziano Apache stava insegnando la vita ai suoi nipotini.
Egli disse loro:“Dentro di me infuria una lotta, è una lotta terribile fra due lupi.
Un lupo rappresenta la paura, la rabbia, l’invidia,il dolore, il rimorso, l’avidità, l’arroganza,l’autocommiserazione, il senso di colpa,il rancore, il senso d’inferiorità, il mentire,la vanagloria, la rivalità, il senso di superiorità e l’egoismo.
L’altro lupo rappresenta la gioia, la pace, l’amore,la speranza, il condividere, la serenità,l’umiltà, la gentilezza, l’amicizia, la compassione,la generosità, la sincerità e la fiducia.
La stessa lotta si sta svolgendo dentro di voi
e anche dentro ogni altra persona.”
I nipoti rifletterono su queste parole per un po’ e poi uno di essi chiese:“Quale dei due vincerà?”
L’anziano rispose semplicemente: 
“Quello che nutri.”

(dal Web)

sabato 21 gennaio 2012

Che significa essere poveri


Un padre ricco, volendo che suo figlio sapesse che significa essere povero, gli fece passare una giornata con una famiglia di contadini
 Il bambino passò 3 giorni e 3 notti nei campi.
Di ritorno in città, ancora in macchina, il padre gli chiese:
... - Che mi dici della tua esperienza ?
 - Bene – rispose il bambino.
Hai appreso qualcosa ? Insistette il padre
 1 – Che abbiamo un cane e loro ne hanno quattro.
 2 – Che abbiamo una piscina con acqua trattata, che arriva in fondo al giardino. Loro hanno un fiume, con acqua cristallina, pesci e altre belle cose.
 3- Che abbiamo la luce elettrica nel nostro giardino ma loro hanno le stelle e la luna per illuminarli.
 4 – Che il nostro giardino arriva fino al muro. Il loro, fino all’orizzonte.
 5 – Che noi compriamo il nostro cibo; loro lo coltivano, lo raccolgono e lo cucinano.
 6 – Che noi ascoltiamo CD... Loro ascoltano una sinfonia continua di pappagalli, grilli e altri animali...
 ...tutto ciò, qualche volta accompagnato dal canto di un vicino che lavora la terra.
 7 – Che noi utilizziamo il microonde. Ciò che cucinano loro, ha il sapore del fuoco lento
 8 – Che noi per proteggerci viviamo circondati da recinti con allarme... Loro vivono con le porte aperte, protetti dall’amicizia dei loro vicini.
 9 – Che noi viviamo collegati al cellulare, al computer, alla televisione. Loro sono collegati alla vita, al cielo, al sole, all’acqua, ai campi, agli animali, alle loro ombre e alle loro famiglie.
Il padre rimane molto impressionato dai sentimenti del figlio. Alla fine il figlio conclude
 - Grazie per avermi insegnato quanto siamo poveri !
Ogni giorno, diventiamo sempre più poveri perché non osserviamo più la natura, che è l’opera grandiosa di Dio
- E ci preoccupiamo sempre di AVERE , AVERE E AVERE SEMPRE DI PIU’, invece di preoccuparci unicamente di ESSERE.

 tratto da: Il nido dell'aquila

fonte

domenica 8 gennaio 2012

Un racconto per riflettere


Una giovane coppia di sposi novelli
andó ad abitare in una zona
molto tranquilla della città.
Una mattina, mentre bevevano il caffé,
la moglie si accorse, guardando attraverso la finestra,
che una vicina stendeva il bucato sullo stendibiancheria.

Guarda che sporche le lenzuola di quella vicina!
Forse ha bisogno di un altro tipo di detersivo...
Magari un giorno le farò vedere come si lavano le lenzuola!

Il marito guardò e rimase zitto.
La stessa scena e lo stesso commento
si ripeterono varie volte,
mentre la vicina stendeva il suo bucato al sole e al vento.

Dopo un mese, la donna si meravigliò
nel vedere che la vicina stendeva le sue lenzuola pulitissime,
e disse al marito:
Guarda, la nostra vicina ha imparato a fare il bucato!
Chi le avrà fatto vedere come si fa?

Il marito le rispose: Nessuno le ha fatto vedere;
semplicemente questa mattina,
io mi sono alzato più presto e, mentre tu ti truccavi,
ho pulito i vetri della nostra finestra !

Prima di criticare,
probabilmente sarà necessario osservare
se abbiamo pulito a fondo il nostro cuore
per poter vedere meglio.
Allora vedremo più nitidamente la pulizia del cuore del vicino....

dal web

giovedì 20 ottobre 2011

Se tornassi a vivere



Qualcuno mi ha chiesto giorni fa se, potendo rinascere, avrei vissuto la vita in maniera diversa. Lì per lì ho risposto di no, poi ci ho pensato un po' su e...
Potendo rivivere la mia vita, avrei parlato meno e ascoltato di più.
Non avrei rinunciato a invitare a cena gli amici soltanto perché il mio tappeto aveva qualche macchia e la fodera del divano era stinta.
Avrei mangiato briciolosi panini nel salotto buono e mi sarei preoccupata molto meno dello sporco prodotto dal caminetto acceso.
Avrei trovato il tempo di ascoltare il nonno quando rievocava gli anni della sua giovinezza.
Non avrei mai preteso, in un giorno d'estate, che i finestrini della macchina fossero alzati perché avevo appena fatto la messa in piega.
Non avrei lasciato che la candela a forma di rosa si sciogliesse, dimenticata, nello sgabuzzino. L'avrei consumata io, a forza di accenderla.
Mi sarei stesa sul prato con i bambini senza badare alle macchie d'erba sui vestiti.
Avrei pianto e riso di meno guardando la televisione e di più osservando la vita.
Avrei condiviso maggiormente le responsabilità di mio marito.
Mi sarei messa a letto quando stavo male, invece di andare febbricitante al lavoro quasi che, mancando io dall'ufficio, il mondo si sarebbe fermato.
Invece di non veder l'ora che finissero i nove mesi della gravidanza, ne avrei amato ogni attimo, consapevole del fatto che la cosa stupenda che mi viveva dentro era la mia unica occasione di collaborare con Dio alla realizzazione di un miracolo.
A mio figlio che mi baciava con trasporto non avrei detto: "Su, su, basta. Va' a lavarti che la cena è pronta".
Avrei detto più spesso: "Ti voglio bene" e meno spesso: "Mi dispiace"... ma soprattutto, potendo ricominciare tutto daccapo, mi impadronirei di ogni minuto...
lo guarderei fino a vederlo veramente... lo vivrei... e non lo restituirei mai più.
(Enna Rombeck)

Ogni istante è un tesoro immenso. Non buttarlo. Non correre sempre, alla ricerca di chissà quale domani. "Vivi meglio che puoi, pensa meglio che puoi e fai del tuo meglio oggi. Perché l'oggi sarà presto il domani e il domani sarà presto l'eterno"
(A. P. Gouthey).

tratto da: Bruno Ferrero:"IL canto del grillo" Elledici 1990

martedì 27 settembre 2011

La vecchia signora scorbutica



Sul tavolino da notte di una vecchia signora ricoverata in un ospizio per anziani, il giorno dopo la sua morte, fu ritrovata questa lettera. Era indirizzata al­la giovane infermiera del reparto.
«Cosa vedi, tu che mi curi? Chi vedi, quando mi guardi? Cosa pensi, quando mi lasci? E cosa dici quando parli di me?
Il più delle volte vedi una vecchia scorbutica, un po' pazza, lo sguardo smarrito, che non è più com­pletamente lucida, che sbava quando mangia e non risponde mai quando dovrebbe.
E non smette di perdere le scarpe e calze, che do­cile o no, ti lascia fare come vuoi, il bagno e i pasti per occupare la lunga giornata grigia.
È questo che vedi!
Allora apri gli occhi. Non sono io.
Ti dirò chi sono.
Sono l'ultima di dieci figli con un padre e una ma­dre. Fratelli e sorelle che si amavano.
Una giovane di 16 anni, con le ali ai piedi, so­gnante che presto avrebbe incontrato un fidanzato. Sposata già a vent'anni.
Il mio cuore salta di gioia al ricordo dei propositi fatti in quel giorno.
Ho 25 anni ora e un figlio mio, che ha bisogno di me per costruirsi una casa.
Una donna di 30 anni, mio figlio cresce in fretta, siamo legati l'uno all'altra da vincoli che dureranno. Quarant'anni, presto lui se ne andrà. Ma il mio uo­mo veglia al mio fianco.
Cinquant'anni, intorno a me giocano daccapo dei bimbi.
Rieccomi con dei bambini, io e il mio diletto.
Poi ecco i giorni bui, mio marito muore. Guardo al futuro fremendo di paura, giacché i miei figli sono completamente occupati ad allevare i loro.
E penso agli anni e all'amore che ho conosciuto. Ora sono vecchia. La natura è crudele, si diverte a far passare la vecchiaia per pazzia. Il mio corpo mi lascia, il fascino e la forza mi abbandonano. E con l'età avanzata laddove un tempo ebbi un cuore vi è ora una pietra.
Ma in questa vecchia carcassa rimane la ragazza il cui vecchio cuore si gonfia senza posa. Mi ricordo le gioie, mi ricordo i dolori, e sento daccapo la mia vita e amo.
Ripenso agli anni troppo brevi e troppo presto pas­sati. E accetto l'implacabile realtà "che niente può durare".
Allora apri gli occhi, tu che mi curi, e guarda non la vecchia scorbutica... Guarda meglio e mi vedrai».

Quanti volti, quanti occhi, quante mani incrocia­mo, ogni giorno. Che cosa guardiamo? Le rughe, le ostilità, i dubbi, le durezze. Se imparassimo invece a guardare i sogni, i palpiti, gli amori spesso così accuratamente nascosti?
- di Bruno Ferrero

mercoledì 14 settembre 2011

La Foresta

 
Durante le vacanze, un uomo era uscito a passeggio in una foresta che si estendeva ai margini del villaggio dove si trovava. Errò per un paio d'ore e si perse. Girò a lungo nel tentativo di trovare la strada per tornare al villaggio, provò tutti i sentieri, ma nessuno lo portava fuori dalla foresta.
Improvvisamente si imbatté in un'altra persona che come lui stava camminando nella foresta e gridò: «Grazie a Dio c'è un altro essere umano. Mi può indicare la strada per tornare in paese?».
L'altro uomo gli rispose: «No, purtroppo anch'io mi sono perso. Ma c'è un modo per poterci essere d'aiuto: è quello di dirci quali sentieri abbiamo già provato inutilmente. Questo ci aiuterà a trovare quello che ci porterà fuori».


Un giorno, in un bosco molto frequentato scoppiò un incendio. Tutti fuggirono, presi dal panico. Rimasero soltanto un cieco e uno zoppo. In preda alla paura, il cieco si stava dirigendo proprio verso il fronte dell'incendio. «Non di là!» gli gridò lo zoppo. «Finirai nel fuoco!».
«Da che parte, allora?» chiese il cieco. «Io posso indicarti la strada» rispose lo zoppo «ma non posso correre. Se tu mi prendi sulle tue spalle, potremmo scappare tutti e due molto più in fretta e metterci al sicuro».
Il cieco seguì il consiglio dello zoppo. E i due si salvarono insieme.

Se sapessimo mettere insieme le nostre esperienze, le nostre speranze e le nostre delusioni, le nostre ferite e le nostre conquiste, ci potremmo molto facilmente salvare tutti.

( Autore: Bruno Ferrero - Libro: C'è Qualcuno Lassù 
Casa Editrice: ElleDiCi)

mercoledì 24 agosto 2011

Le Rose




Un giorno, una giovane donna ricevette una dozzina di rose con un biglietto che diceva: "Una persona che ti vuole bene". Senza però la firma.
 Non essendo sposata, il suo pensiero andò agli uomini della sua vita: vecchie fiamme, nuove conoscenze. Oppure erano stati la mamma e il papà? Qualche collega di lavoro? Fece un rapido elenco mentale. Infine telefonò ad un'amica perché l'aiutasse a scoprire il mistero.
 Una frase dell'amica le fece all'improvviso balenare un'idea. "Dì: sei stata tu a mandarmi i fiori?". "Sì". "Perché?"
 "Perché l'ultima volta che ci siamo parlate eri di umore nero. Volevo che trascorressi un giorno pensando a tutte le persone che ti vogliono bene".

dal libro "A volte basta un raggio di sole" di Bruno Ferrero

domenica 24 luglio 2011

Due blocchi di ghiaccio


C'erano una volta due blocchi di ghiaccio. Si erano formati durante il lungo inverno, all'interno di una grotta di tronchi, rocce e sterpaglie in mezzo ad un bosco sulle pendici di un monte.
Si fronteggiavano con ostentata reciproca indifferenza. I loro rapporti erano di una certa freddezza.
Qualche "buongiorno", qualche "buonasera". Niente di più. Non riuscivano cioè a "rompere il ghiaccio".
Ognuno pensava dell'altro:
"Potrebbe anche venirmi incontro".
Ma i blocchi di ghiaccio, da soli, non possono nè andare nè venire. Ma non succedeva niente e ogni blocco di ghiaccio si chiudeva ancora di più in se stesso.
Nella grotta viveva un tasso. Un giorno sbottò:
"Peccato che ve ne dobbiate stare qui. E' una magnifica giornata di sole!".
I due blocchi di ghiaccio scricchiolarono penosamente. Fin da piccoli avevano appreso che il sole era il grande pericolo. Sorprendentemente quella volta, uno dei due blocchi di ghiaccio chiese:
"Com'è il sole?".
"E' meraviglioso, è la vita!" rispose il tasso.
"Puoi aprirci un buco nel tetto della tana... Vorrei vedere il sole..." disse l'altro. Il tasso non se lo fece ripetere. Aprì uno squarcio nell'intrico delle radici e la luce calda e dolce del sole entrò come un fiotto dorato.
Dopo qualche mese, un mezzodì, mentre il sole intiepidiva l'aria, uno dei blocchi si accorse che poteva fondere un po' e liquefarsi diventando un limpido rivolo d'acqua. Si sentiva diverso, non era più lo stesso blocco di ghiaccio di prima.
Anche l'altro fece la stessa meravigliosa scoperta. Giorno dopo giorno, dai blocchi di ghiaccio sgorgavano due ruscelli d'acqua che scorrevano all'imboccatura della grotta e, dopo poco, si fondevano insieme formando un laghetto cristallino, che rifletteva il colore del cielo.
I due blocchi di ghiaccio sentivano ancora la loro freddezza, ma anche la loro fragilità e la loro solitudine, la preoccupazione e l'insicurezza comuni. Scoprirono di essere fatti allo stesso modo e di aver bisogno in realtà l'uno dell'altro.
Arrivarono due cardellini e un'allodola e si dissetarono. Gli insetti vennero a ronzare intorno al laghetto, uno scoiattolo dalla lunga coda morbida ci fece il bagno. E in tutta questa felicità si rispecchiavano i due blocchi di ghiaccio che ora avevano trovato un cuore.

Bruno Ferrero:  A volte basta un raggio di sole

sabato 28 maggio 2011

Il vecchio saggio


Un uomo di 92 anni, piccolo, molto fiero, vestito e ben rasato, una mattina alle 8.00, con i suoi capelli perfettamente pettinati, trasloca in una casa per persone anziane.
 Sua moglie di 70 anni è recentemente deceduta, cosa che lo obbliga a lasciare la sua casa.
 Dopo parecchie ore di attesa nella hall della casa per anziani, ci sorride gentilmente quando gli diciamo che la sua camera è pronta.
 Mentre si reca fino all’ascensore con il suo deambulatore, gli faccio una descrizione della sua piccola camera, includendo il drappo sospeso alla sua finestra come tenda.
 “Mi piace molto”, dice con l’entusiasmo di un ragazzino di 8 anni che ha appena ricevuto un nuovo cucciolo.
 “Signor Vito, lei non ha ancora visto la camera, aspetti un attimo. ”

“Questo non c’entra niente”, dice.

“La felicità è qualcosa che scelgo a priori. Che mi piaccia la mia camera o no, non dipende dai mobili o dalle decorazioni, dipende piuttosto dal modo in cui la percepisco.
 Nella mia testa è già deciso che la mia camera mi piace. E’ una decisione che prendo ogni mattina al mio risveglio.”

“Posso scegliere, posso passare la giornata a letto contando le difficoltà che ho con le parti del mio corpo che non funzionano, oppure alzarmi e ringraziare il cielo per quelle che funzionano ancora.”

“Ogni giorno è un regalo e finché potrò aprire i miei occhi, focalizzerò sul nuovo giorno e su tutti i ricordi felici che ho raccolto durante tutta la mia vita.”

“La vecchiaia è come un conto in banca. Prelevi da ciò che hai accumulato.”

Perciò, il mio consiglio per voi, sarebbe di depositare molta felicità nel vostro conto in banca dei ricordi.
 Grazie di aver partecipato a riempire il mio conto in banca, dove continuo a depositare.

Ricordate queste semplici regole per essere felici:
 1.Liberate il vostro cuore dall’odio
 2.Liberate la vostra testa dalle preoccupazioni
 3.Vivete con semplicità
 4.Date di più
 5.Aspettatevi di meno
 6.Siate grati

(dal Web)

venerdì 20 maggio 2011

L'eco

"Un ragazzino e suo padre passeggiavano tra le montagne...
All'improvviso il ragazzino inciampò, cadde e, facendosi male, urlò :"AAAhhhhhhhhhhh!!!"
Con suo gran stupore il bimbo sentì una voce venire dalle montagne che ripeteva :
"AAAhhhhhhhhhhh!!!"

Con curiosità, egli chiese: "Chi sei tu?"
E ricevette la risposta: "Chi sei tu?"
Dopo il ragazzino urlò: "Io ti sento! Chi sei?"
E la voce rispose: "Io ti sento! Chi sei?"

Infuriato da quella risposta egli urlò: "Codardo"
E ricevette la risposta: "Codardo!"

Allora il bimbo guardò suo padre e gli chiese: "Papà, che succede?"
Il padre gli sorrise e rispose:"Figlio mio, ora stai attento:"

E dopo l'uomo gridò: "Tu sei un campione!"
La voce rispose: "Tu sei un campione!"

Il figlio era sorpreso ma non capiva.
Allora il padre gli spiegò: "La gente chiama questo fenomeno ECO ma in realtà è VITA.
La Vita, come un'eco, ti restituisce quello che tu dici o fai.
La vita non è altro che il riflesso delle nostre azioni.

Se tu desideri più amore nel mondo, devi creare più amore nel tuo cuore;

Se vuoi che la gente ti rispetti, devi tu rispettare gli altri per primo.

Questo principio va applicato in ogni cosa, in ogni aspetto della vita; la Vita ti restituisce ciò che tu hai dato ad essa.

La nostra Vita non è un insieme di coincidenze,
è lo specchio di noi stessi.

lunedì 16 maggio 2011

La Famiglia della Felicità


Ciao,il mio nome è Felicità!
Faccio parte della vita,di quelli che credono nella forza dell'Amore,
di quelli che credono la loro storia non finisca mai.
Sono sposata,lo sapevi?
Sono sposata con il Tempo.
Esso,è il responsabile della risoluzione di tutti i problemi.

Il Tempo,costruisce cuori,ha la possibilità di medicare le ferite e perfino sa vincere la tristezza.
Io ed il Tempo,abbiamo avuto tre figli:
Amicizia,Saggezza,Amore...
Amicizia è la figlia più grande,una ragazza bellissima,sincera ed allegra.
Ella,ha la capacità di unire le persone,non è capace di ferire e perfino riesce a conosolare gran parte delle persone.
La seconda figlia,si chiama Saggezza:colta,con seri principi morali!
Lei,è quella più attaccata a suo padre Tempo.
E' come se Saggezza e Tempo camminassero insieme.
L'ultimo è Amore!Ah,quanto mi fa lavorare lui!
E' ostinato,a volte vuole abitare solo in un certo posto.....
A volte dice che è stato concepito per abitare in due cuori e non in uno soltanto.

Eh si,mio figlio Amore è molto complesso.
Quando inizia a far danni,devo chiamare subito subito suo padre Tempo,affinchè chida le ferite provocate dal figlio.
Una persona,un giorno mi ha detto:"Alla fine tutto si sistema sempre...in un modo o nell'altro.Se le cose,ancora non si state sistemate,è perchè non siamo ancora giunti alla fine".
Per questo,ti dico di avere fiducia,nella mia famiglia.
Credi in mio marito Tempo,nei miei figli(Amicizia e Saggezza)e soprattutto credi in mio figlio Amore.

Se avrai fiducia in loro,stai certo che Io,Felicità un giorno busserò alla tua porta!!!
E ricorda:"Non dimenticare mai di sorridere!".

(dal Web)

sabato 7 maggio 2011

L'Amore non ha prezzo....


Una sera, mentre la mamma preparava la cena, il figlio undicenne si presentò in cucina con un foglietto in mano.
Con aria stranamente ufficiale il bambino pose il pezzo di carta alla mamma, che si asciugò le mani con il grembiule e lesse quanto vi era scritto:

"Per aver strappato le erbacce dal vialetto: 1 Euro
Per aver riordinato la mia cameretta: 1,50 Euro
Per essere andato a comprare il latte: 0,50 Euro
Per aver badato alla sorellina (tre pomeriggi): 3 Euro
Per ever preso due volte "ottimo" a scuola: 2 Euro
Per aver portato fuori l'immondizia tutte le sere: 1 Euro
Totale: 9 Euro".

La mamma fissò il figlio negli occhi teneramente.
La sua mente si affollò di ricordi.
Prese una biro e, sul retro del foglietto, scrisse:

"Per averti portato in grembo 9 mesi: 0 Euro
Per tutte le notti passate a vegliarti quando eri ammalato: 0 Euro
Per tutte le volte che ti ho cullato quando eri triste: 0 Euro
Per tutte le volte che ho asciugato le tue lacrime: 0 Euro
Per tutto quello che ti ho insegnato giorno dopo giorno: 0 Euro
Per tutte le colazioni, i pranzi, le merende, le cene, e i panini che ti ho preparato: 0 Euro
Per la vita che ti do ogni giorno: 0 Euro".

Quando ebbe terminato, sorridendo la mamma diede il foglietto al figlio.
Quando il bambino ebbe finito di leggere ciò che la mamma aveva scritto, due lacrimoni fecero capolino nei suoi occhi.
Girò il foglio e sul suo conto scrisse: "Pagato".

Poi saltò al collo della madre e la sommerse di baci.

(da facebook)

giovedì 17 marzo 2011

Vincerai


Se pensi di farti vincere,
sei vinto.
Se pensi: “Non oso”,
non lo fai.
Se ti piace vincere, ma pensi di non poterlo fare,
è poco probabile che tu lo faccia.
Se pensi di perdere,
hai perso.
Perché nel mondo, sappiamo che il successo
comincia con la forza di volontà.
Tutto è basato sul modo di pensare.
Tante cose sono perse
prima che il primo passo venga fatto.
Tanti codardi falliscono
prima che il lavoro sia iniziato.
Pensa alle grandi cose
e quello che farai, cresce.
Pensa alle piccole cose
e retrocedi.
Tutto è basato sul modo di pensare.
Pensa di poterlo fare,
e lo farai.
Se pensi di farti vincere,
sei vinto.
Per elevarti devi pensare ad altre mete.
Devi essere sicuro di te stesso,
per poter vincere il premio.
Le battaglie della vita non sempre vengono vinte dall’uomo
più forte o più veloce,
ma prima o poi chi vince
è l’uomo che pensa di poter vincere.
E tu
Vincerai!

(dal Web)

domenica 6 marzo 2011

Un nuovo fiore


In un tempo lontano, in una bella distesa di grano, nacque un nuovo fiore. Era diverso da tutti gli altri, e le spighe, con il loro dolce ondeggiare cullate dal vento lo guardavano con diffidenza "un estraneo tra noi" dicevano "che sciagura, rovinerà lo splendido panorama che solo noi riusciamo a creare!", a volte lo prendevano in giro, la spiga Gina diceva: "Ma guardati sei proprio strano, sei troppo giallo, sarai malato?". E il fiore dal lungo stelo, si sentiva sempre più solo, sempre più triste, e mentre cresceva la sua testa si chinava in basso, per la vergogna di essere diverso.
Le spighe, vedendo che il nuovo arrivato non si difendeva neanche, presero ancora a elogiare le loro qualità una volta raccolte, facendo sentire il nostro fiore ancora più inutile. Dicevano in coro: "con il nostri frutti si fa la farina, con la farina si fanno i biscotti le torte e pure la pastasciutta di cui ogni creatura ne va ghiotta!” e la spighe gemelline gli dicevano: “e tu, dicci un po’, a cosa servi? Secondo noi proprio a niente!”
E lo strano fiore si chinava sempre più a guardar la terra! Ma un giorno passò di lì una donna con il suo bambino, e le spighe eccitate dai complimenti che sapevano avrebbero ricevuto, si sussurrarono l’un l’altra a bassa voce: “coprite il buffo fiore, di modo che non lo possano vedere!”. Ma il bambino curioso notò lo strano fiore tra le spighe di grano, fece avvicinare la sua mamma, e le chiese: “Mamma cos’è questa pianta, a che serve, perché è così china?”. La donna riuscì a vedere attraverso la sua solitudine e si commosse, versò una lacrima che finì proprio al centro del cuore del giovane fiore, che sentì per la prima volta un’emozione d’amore. “E’ un girasole, il più bel fiore”, disse la mamma, “è nato per caso tra le spighe di grano e non sentendosi accettato ha chinato il capo, forse non sa che i suoi tanti fratelli sono talmente belli e talmente fieri da avere il capo eretto per guardare in faccia il sole.
E poi, piccolo mio, immagina che questa distesa di grano sia un bel piatto di pastasciutta condita da un filo d’olio, il frutto del suo girasole”
Da allora il girasole alzò il capo per guardare il sole da mattina fino a sera, ma senza rancore per le sorelle spighe, che chiesero perdono per il male causato ma soprattutto capirono che un fiore non è peggiore solo perché diverso, che ogni creatura porta dentro di sé la propria bellezza e lo scopo della propria esistenza, e che invece di canzonarlo per tanto tempo avrebbero semplicemente potuto aiutarlo.

(dal Web)